Sangue d’acero (racconto molto pulp)

Genere e numero approssimativo di battute: umoristico/pulp, 4.200 battute (racconto tratto dalla raccolta Io, Carver e il taccuino di Chatwin, edito dapprima da Bookolico e poi pubblicato su Amazon. Vedi qui, nella sezione “Pubblicazioni))

 

Entrai nella tavola calda. Era l’una del mattino e c’era solo una coppia tra i clienti del locale. Lei mi sembrava un agnellino che aveva perso il gregge, sguardo smarrito e mosse accorte, timorose. Lui era un brutto ceffo, il più brutto dei ceffi, basti dire questo. Il tizio si girò verso di me e mi fulminò con un’occhiata minacciosa, manco mi conoscesse e gli avessi fatto qualcosa di grave. Mi avvicinai al bancone, mi sedetti su uno sgabello e indicai la brocca di caffè alla cameriera, solo alzando il mento. Lei mi passò il caffè e io ne versai una tazza. Mentre lo sorseggiavo, vagai con gli occhi a osservare la squallida galleria di foto appese alle pareti. Le passai in rassegna: ognuna di quelle immortalava un ometto di mezza età, paffutello, coi baffoni folti e il volto scimmiesco, immagino fosse il proprietario del locale; compariva insieme ai clienti e ai camerieri. I clienti, molti di loro, avevano un sorriso artificiale, per niente spontaneo e anzi imposto dalla situazione. I camerieri invece un’espressione triste e rassegnata, come quella della ragazza che mi aveva servito il caffè. L’ometto coi baffi al contrario mostrava sempre un gran sorriso genuino, e stava in posa, fiero e felice. Nemmeno una foto con clienti famosi. Evidentemente, i clienti famosi si tenevano alla larga da posti del genere. Terminando la mia panoramica, finii con gli occhi sull’agnellino, la ragazza del brutto ceffo. La guardai per un microsecondo, giusto il tempo di accorgermi che non era il caso. Non mi piaceva nemmeno. Lei mi restituì lo sguardo, ma il suo era spaesato e inespressivo. Poi si voltò lentamente verso il suo uomo.

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Un fuggevole innamoramento a Bratislava (dal diario di Pino Massello, feticista a tempo perso)

Una volta ho avuto una storia d’amore con un paio di piedi

Fu una storia platonica, una passione non consumata

Ero di passaggio a Bratislava

Mi trovavo nell’Europa dell’est per certi affari (lì se dai fuoco a un’auto non ti dicono un cazzo)

Mangiavo in un qualsiasi fast food sulla strada

Poi ecco che arrivarono

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