Soltanto un soffio

Genere e numero approssimativo di battute: fantastico/grottesco, 3000 battute

«Ma che roba è quella cosetta che fai? Dio, mi urta i nervi…»

«Di che parli?» 

«Quel verso, una specie di tic… l’hai già fatto tre volte nel giro di un minuto.»

«Quale verso?»

«Soffiarti le unghie come se avessi appena messo lo smalto. Ma tu non hai messo nessun dannato smalto…»

Lei non rispose. Se ne stava rigida e impettita a fissare fuori dalla finestra, come ci fosse qualcosa di interessante da vedere.

«Odio poi quando fai così!» alzò la voce lui.

«Quando faccio cosa?» domandò lei, flemmatica.

«Non rispondi, ma che cazzo… non c’è una cosa che mi fa innervosire di più.»

Lei soffiò ancora sulle unghie.

«Ecco, ecco vedi?»

«Cosa dovrei vedere?»

«L’hai fatto ancora… quel verso.»

Di nuovo lei rimase in silenzio.

«Oh basta, per oggi mi hai già scocciato abbastanza!» urlò lui, alzandosi dalla sedia della cucina. Si spostò in camera, dove cominciò a cercare qualcosa. Dette un’occhiata d’insieme e gli parve di notare un che di diverso, ma ancora non sapeva individuare cosa fosse di preciso. Aprì poi l’armadio, e fu allora che emise un grido strozzato. Guardava con terrore il macabro spettacolo che gli si presentava: sua moglie era lì, attaccata all’interno, con una forchetta conficcata in un occhio; il sangue le rigava la faccia e i vestiti, ancora fresco. Richiuse l’armadio e si fermò in quel punto, con le spalle appoggiate. Guardò una seconda volta la camera e adesso capì cosa ci fosse di diverso: tutto era in ordine, le lenzuola pulite e stirate, il pavimento lucido, i comodini senza il consueto alone di polvere. Sua moglie di solito lasciava i vestiti ammucchiati giorni e giorni in giro per la stanza, il letto disfatto e i batuffoli rotolanti. Da quando poi, ultimamente, si sentiva depressa, le cose erano peggiorate non poco.

Controllò sotto il letto: no, niente polvere nemmeno lì. Dopo tornò a vedere nell’armadio: accanto al corpo della moglie c’erano le sue camicie allineate per gradazione di colore, e più in basso la sua biancheria intima perfettamente impilata. Prese in un angolo la sua vestaglia e richiuse. Quando tornò in cucina, trovò la tavola apparecchiata e una cenetta già pronta, profumata e fumante. Guardò la moglie, o quella che adesso aveva preso il posto di sua moglie. Lei rimase impassibile: non sembrava capace di provare grandi emozioni, anzi dava l’idea di essere fredda, inesplorabile. Si soffiò sulle unghie per l’ennesima volta.

Forse era un cyborg con qualche errore di sistema, pensò lui, oppure un alieno che aveva preso in prestito il corpo della donna e faceva quel verso perché per la sua specie era di vitale importanza, magari essenziale per sopravvivere. Un impulso che non riuscì a spiegarsi lo portò a sedersi e ad assaggiare la cena. Era buonissima. Sollevò ancora gli occhi verso la moglie, le sorrise come per ringraziarla.

Lei soffiò sulle unghie.

Lui alzò le spalle e continuò a mangiare di gusto. «C’è da pulire nell’armadio», le disse.

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Info iltondi
Sono uno scrittore o qualcosa del genere, un precario senza che questo sia veramente un lavoro. Non so cosa cerco, ma forse un giorno lo troverò scrivendo.

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