Nessun cactus da queste parti (Il Foglio Letterario, 2016)

Nessun cactus da queste parti è un romanzo che mescola i generi e si diverte a giocare con i cliché del noir. Raccontato con uno stile umoristico e già definito come un hard-boiled postmoderno, è pubblicato dalla casa editrice Il Foglio Letterario ed è in vendita in tutte le librerie e sulla rete.

Questa la breve descrizione del libro stampata sulla bandella:Nessun cactus da queste parti (cover)

Porto Rens, “una moderna Gotham, la caricatura di una degradata metropoli inesistente”. Qui, a circa cento anni da oggi, un detective in crisi esistenziale fronteggia i suoi fallimenti, inseguito dal fantasma di una logorante dipendenza alcolica e da quello di Dana, la donna che l’ha mollato ormai da tempo. Il riscatto però è dietro l’angolo, ed ecco un nuovo caso per lui: c’è da trovare un ladro di nomi, non è roba da poco. Una volta lo chiamavano drago. E ora sta per tornare.

Di seguito invece il breve estratto presente in quarta: 

“Ogni ritorno alla vita dopo che si è tentato di buttarla comporta una ragionevole dose di sofferenza. Come a dire che adesso ti devi riguadagnare il diritto a chiederla indietro. Io l’avevo presa e sbattuta a terra, poi ci ero passato sopra coi piedi. E ora avrei voluto semplicemente raccoglierla e dargli una spiegazzata, oh sì, se fosse stato possibile!”

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Cronache terrestri #1

Genere e numero approssimativo di battute: drammatico (ispirato a un fatto di cronaca), 4200 battute

Gli sfondano la vetrina della tabaccheria direttamente con l’auto. Sono in due: uno di loro sembra sapere bene quello che fa; l’altro invece ha l’aria di essere il complice che esegue e basta, preso com’è dalla frenesia che tutto questo finisca il prima possibile. Hanno spaccato il distributore automatico e adesso caricano le stecche sulla macchina. Le luci intorno si sono accese, c’è anche un chiacchiericcio preoccupato che esce dalle case di sopra. Ci abita pure il proprietario, di sopra. Ed è lui che poco dopo scende a vedere che succede. Non ci sono avvertimenti né scene da film, con lunghi preamboli che aumentano la tensione e tutto il resto. Soltanto qualche colpo di pistola. Quella che ha in mano in effetti è una calibro 9 semiautomatica: particolare del tutto irrilevante rispetto al risultato che ha ottenuto, a pensarci bene. Eppure sono molti i momenti nei quali, rigirandosela tra le mani come un bene prezioso, l’ha osservata sperando in fondo di poterla usare, un giorno. Scoprirà solo in seguito che il fatto di detenerla con regolare porto d’armi non costituisca affatto un’attenuante. Uno dei due, quello che dava l’idea di essere più imbranato, insomma il gregario della situazione, si è buttato dietro il bancone appena ha sentito gli spari. Quell’altro no. Per essere in piedi è ancora in piedi, ma ora, in mezzo alla strada, mostra un’andatura tutt’altro che diritta. Anzi, visto così da dietro, tutto rattrappito e con passo claudicante, sembra la figura di un vecchio zoppo che porta con sé un mistero, uno di quelli da leggenda popolare o qualcosa del genere. Fa qualche decina di metri prima di cadere a terra. Adesso quel mistero se l’è portato con sé, chissà che gli girava in testa.

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