StreetBook Magazine (Numero 2)

Sul nuovo numero di StreetBook Magazine è stato pubblicato il mio racconto La casa dei nonni. Sul sito di Three Faces, tutte le informazioni su dove trovare la rivista e lo spirito del progetto. Qui sotto invece l’incipit del racconto: La casa dei nonni

Così adesso mi ritrovo nella vecchia casa dei nonni. Solo che i nonni non ci sono più. E la casa non è nemmeno nostra. Tantomeno mia.

Mia madre l’aveva venduta dopo averla ereditata, perché diceva che coi lavori per la tramvia là vicino a Piazza Paolo Uccello, il traffico deviato e tutto quanto, la battaglia di San Romano sarebbe stata nulla a confronto. Sicché, visto che non aveva nessuna intenzione di viverci, l’aveva data via per pochi soldi. Io me ne ero andato da Firenze qualche anno dopo, per lavoro. Ma ogni volta che ci tornavo, facevo un salto là davanti.”

A few words (Anno I, Numero X )

Il viaggio di ritornoPubblicato sulla rivista pratese A few words il racconto drammatico Il viaggio di ritorno, tratto da un fatto di cronaca.

Sulla pagina facebook di A few words tutte le informazioni su dove trovare la rivista. Qui invece l’incipit del racconto: 

Cominciò a stare sempre peggio. La vista gli si appannava, i crampi allo stomaco lo distruggevano, un impietoso senso di vertigine si prendeva gioco di lui ogni volta che si alzava dal letto. Correva poi al bagno a vomitare e lì, piegato in un inchino sghembo, malamente appoggiato a terra su un fianco e con gli avambracci sulla tazza, sgocciolava dalla bocca e dal naso finché non si sentiva svuotato. Ma svuotarsi dal dolore non si poteva, e quello ritornava presto; così l’agonia riprendeva a bussare dentro le sue membra, toc toc, sono di nuovo qua, non ti illudere, non me ne vado.”

Rapsodia di Capodanno (Antologia Caffè Letterario Moak 2015)

Dopo il racconto I viaggi della macchinetta, che già era stato inserito nell’antologia del Caffè Letterario Moak 2012, Rapsodia di Capodanno viene incluso nell’edizione del 2015. Tra i giurati del premio anche Gianluca Morozzi.

Questo il link del sito di Moak, di seguito invece l’inizio del racconto: Moak 2015

“Non ho mai sottovalutato il potenziale delle relazioni umane. Solo che stavolta era meglio se rimanevo a casa, mi sa. Eppure ormai mi pareva di aver deciso. Invece proprio all’ultimo arriva la telefonata, la proposta, il solito discorsetto per autoconvincersi «Ma sì, dai, alla fine è soltanto una cena… e poi che ci fai a casa da solo per l’ultimo dell’anno?», il repentino cambio d’idea, ok accetto, andare a comprare un panettone scadente con spumante altrettanto scadente giusto così, per portare qualcosa, e poi, vabbè, lavarsi e vestirsi, prendere un caffè al volo nella speranza che mi faccia resistere il più a lungo possibile a questo annuale supplizio, e una volta pronti per uscire ecco un nuovo discorsetto: «Certo che faccio bene, sai che tristezza a mezzanotte qui tutto solo?».

Mi trovo a una festa nel centro di Firenze, casa davvero anni Sessanta, voglio dire il pavimento di graniglia con quei frammenti irregolari tra il giallo e il marrone, i mobili scuri e con le vetrine, le cornici pesanti e più voluminose dei dipinti all’interno (non ce n’è una appesa dritta, tra l’altro) e tutto quanto; secondo me il tizio che ci abita non ha spostato una virgola da quando è morta la nonna e gli ha lasciato l’appartamento. Sì, io mi perdo in ragionamenti di questo tipo quando visito la casa di qualcuno, sappiatelo casomai vi venisse l’idea di invitarmi per qualche strana ragione.”